RICCHE MINERE

Rivista semestrale di storia dell’arte
direttore Giuseppe Pavanello

Numero  9 – primo semestre 2018

Brochure anteprima

Giugno 2018: esce n. 9 di Ricche Minere, semestrale di Storia dell’arte, edito da Scripta edizioni e diretto da Giuseppe Pavanello.

Contributi sempre di rilievo. Il numero si apre con un saggio di Tatiana Kustodieva, conosciutissima conservatrice della pittura italiana all’Ermitage di Pietroburgo, che si sofferma su due dipinti fiorentini del primo Cinquecento del suo Museo: un tondo su tavola di Raffaello Botticini raffigurante la Madonna che venera il Bambino alla presenza di san Giuseppe, san Giovannino e un pastore – ed è l’occasione per fare il punto su questo maestro, indagato da Federico Zeri -, quindi la Madonna in gloria di Rosso Fiorentino, di cui vengono pubblicate anche le radiografie eseguite nel corso del recente restauro.

Segue il testo di Giulia Daniele che si sofferma sulla prima attività di Prospero Fontana, fra Bologna, Roma e Genova, mentre i due articoli successivi sono incentrati su importanti opere di Paolo Veronese, con importanti  precisazioni sulla committenza.

Claudia Terribile  indaga il rapporto con i Calergi, fra l’altro precisando che la cosiddetta Adultera Soranzo (pubblicata nel n. 6 di “Ricche Minere”) venne eseguita per i Calergi, esponenti della nobiltà cretese-veneziana, così come l’Adorazione dei Magi di Chatsworth e Cristo e il centurione di Kansas City. In pari tempo, la studiosa rileva affinità compositive di opere di Veronese, Battista Franco, Andrea Andreani, con la scena del pannello centrale del Trittico di El Greco della Galleria Estense di Modena.

A sua volta, Lorenzo Finocchi Ghersi riprende il discorso sulla celeberrima Famiglia di Dario ai piedi di Alessandro, collocandola nella dimora veneziana – palazzo Dandolo a San Giovanni Novo – di Francesco Pisani, che ne fu il committente intorno al 1565-1567 e indagandone la famiglia, in particolare il ruolo della consorte Marietta da Molin, nonché le vicende dei beni suddivisi fra gli eredi. In pari tempo, ha occasione di pubblicare una inedita Testa virile di Alessandro Vittoria ubicata nel portale di palazzo Foscarini a San Stae, sul Canal Grande, precisando altresì il nome dell’architetto progettista di quell’edificio, Giangiacomo de’ Grigi.

Con l’articolo seguente, si torna in Russia, perché Irina Artemieva e Elena Bortnikova rendono noti alcuni dipinti importanti conservati nella Quadreria di Oranienbaum, una delle residenze imperiali dei dintorni di Pietroburgo: due grandi tele dell’Aliense con storie bibliche già nella chiesa veneziana di San Geremia, un Trionfo di Nettuno di Paolo Fiammingo, quindi un’opera capitale, firmata e datata 1611, di Ludovico Carracci già nell’Oratorio della Scala di Ferrara, ritenuta sinora perduta. Per finire, un capolavoro di Sebastiano Mazzoni: Le tre Parche, anch’esso inedito.

Davide Dossi, quindi, rievocando la figura di Alfred Moir, pubblica la Maddalena di Pasquale Ottino conservata al Minneapolis Institute of Art; mentre Giuseppe Dardanello in un saggio corposo, ricco di trentadue illustrazioni, indaga l’attività di Filippo e Francesco Juvarra in relazione con argenti e oreficerie romane. E’ la prima parte di uno studio che avrà un seguito nella rivista, nel quale, fra l’altro, ci si sofferma su numerosi disegni della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e sullo straordinario Vaso battesimale per l’erede dell’Imperatore, in argento, di una esuberante ricchezza ornamentale.

Tiepolo e la letteratura novecentesca  – fra Sebald e Walcott – è l’argomento del saggio di Denis Ton: sfilano dipinti famosi, dalla Morte di Giacinto a Santa Tecla libera Este dalla pestilenza al Commiato di Rinaldo da Armida  di villa Valmarana ai Nani.

Per finire, nella sezione dedicata all’Attualità, due recensioni: sul catalogo di Stéphane Loire dei dipinti settecenteschi del Louvre – testo di Giuseppe Pavanello – e sul volume di Antonio Natali Il museo. Pagine da una stagione agli Uffizi – testo di Andrea Baldinotti -, che raccoglie scritti che sono come il bilancio di una vita – fra cui nove anni di direzione degli Uffizi – segnata da grande passione per un lavoro che, se ben condotto, può incidere positivamente anche sulla stessa vita di una nazione.

 

 

A  cura di Scripta Edizioni

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